Gente di Campo. Dalle calzature agli ortaggi. Storia di una famiglia

Biodiversità, Convivialità, Prodotti genuini, Stagionalità
Adolfo Leoni
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La chiamano «Mirella». Ma lei è Marisa: Marisa Marilungo. Fino a dieci anni fa accudiva i figli ancora piccoli, ed era una delle tante orlatrici che lavoravano a casa per i calzaturifici locali. Poi: la crisi, i ragazzi cresciuti e, in modo particolare, la passione per la campagna, passione ereditata dai genitori Gino Marilungo e Graziella Mancini, entrambi agricoltori. Così la vita è cambiata. Dalle scarpe alla verdura.

Oggi Mirella/Marisa tira avanti un’azienda agricola di ortaggi lungo la piana del Tenna, in territorio di Monte Urano. Quattro ettari, all’inizio, più uno acquistato da qualche tempo su forte spinta dei giovani.

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La famiglia Rastelli

Non è sola però. A darle man forte c’è l’intera famiglia: il marito Maurizio Rastelli (i cui genitori Filippo ed Elvira Nazziconi erano mezzadri), e i figli Manuel, che studia all’IPSIA, e Michele, che è già modellista. Tutti nei campi. E tutti a condividere la passione di Mirella. Il più deciso è Manuel, sguardo buono e occhi svegli. Sarà agricoltore anche lui.

Lungo la strada Faleriense, procedendo verso Porto Sant’Elpidiosulla destra, c’è una casetta in legno. «L’avevamo acquistata per ricoverare gli attrezzi» spiega Maurizio. Poi, un po’ alla volta, è diventata il nostro punto vendita. Dietro la costruzione, si allungano verso il fiume, ma senza arrivarci, tre serre di 45 metri ognuna.

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I prodotti sono lì, sulle cassettine del gazebo, ordinate quasi fossero giornali o libro sugli scaffali. Ci sono pomodori, patate, finocchi, insalate, broccoli, cavoli e una strana zucchina invernale. All’interno della casetta, trovo anche ceci e sacchetti di polenta. I clienti arrivano a ripetizione, complice anche uno spiazzo-parcheggio. Qualcuno dice che la garanzia è assicurata: nienti diserbanti chimici, e uso di concime naturale, cioè letame. E la pulitura degli ortaggi viene fatta a mano. Un grande impegno.

Maurizio conferma. Anche lui, come la moglie, ama la campagna: «Avevo sette anni e già davo una mano ai miei». Mirella aggiunge: «A far la contadina ho imparato da piccola, guardando i miei. Stavo tra i prati anziché giocare con la barbie». Contadina sì ma anche dispensatrice di consigli culinari: come, ad esempio, cuocere la bietola dopo averla tagliata in strisce sottili.

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Gli avventori gradiscono e tornano. Faccio due passi con gli uomini di casa. «Questa terra è buona, è fertile, va rispettata. La terra va fatta riposare, – spiega Maurizio – ecco perché procediamo con la rotazione delle colture».

Ma non è solo rose e fiori. «L’impegno è gravoso. Occorre alzarsi presto al mattino, preparare gli ortaggi, porli nelle cassettine, aprire il punto vendita. E, prima di ogni altra cosa, lavorarla, la campagna. Il tempo per sè ne resta poco. Sì e no a Natale e Pasqua». Ma è un lavoro libero, a contatto con ciò che nasce e si vede crescere.

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Ricavi? «Se uno considerasse le ore… Non ci si arricchisce certo. Però si vive dignitosamente». Manuel ha appreso la lezione: lui è versato per l’attività agricola. Michele è più portato per la vendita.

Saluto e ringrazio. E la gente continua ad arrivare. Sicura di quel che acquisterà.

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