GENTE DI CAMPO. Fernando Gentili il bocconiano tra le vigne

Attività fisica, Convivialità, Prodotti genuini
Adolfo Leoni
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Periferia di Montegiorgio. Sullo sfondo, fa da quinta lo scenario dei Sibillini. Sembra di toccarli. Poi un vialetto e un casale restaurato sapientemente.

Fernando Gentili siede all’esterno. In mano due documenti della Banca montegiorgese, anno 1887. C’è un suo antenato tra i fondatori.

Fernando si è laureato in economia alla Bocconi. «Sono un contadino con la laurea», spiega. Ha girato il mondo. Ama il mare. Per 20 anni, con la famiglia, è stato imprenditore nel ramo calzature. Poi, la scelta definitiva: la campagna, la vite, il vino, l’alzarsi presto per lavorare, usare gli strumenti antichi, l’essere libero.

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Il dr Fernando Gentili, il contadino con la laurea

Non è stata una scoperta. È stato un ritorno. La sua gente ha sempre avuto un po’ di terra. Me lo racconta mentre camminiamo e Plutone, un gran bel san bernardo, ci accompagna oltre la staccionata. Cominciamo dalla vigna. I vitigni sono il Montepulciano e il Sangiovese. Fernando ne ricava un rosso potente che ha chiamato I Sassi di San Giuseppe, come la contrada che abita, come l’azienda agricola che conduce e come l’agriturismo e la casa-vacanza che porta avanti. Lo vende ai negozi del territorio e ai turisti che alloggiano da lui. Non è una grande produzione. Ma è di qualità.

Gentii cane

Il placido Plutone

Di fronte al casale c’è una pila di vecchie botti. Fernando le puliva insieme al nonno dallo stesso nome. Ha imparato presto a districarsi nei lavori della vigna. Aveva pochi anni quando i genitori lo lasciavano libero nei campi.

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L’azienda è nata nel 1999. Il casale è stato restaurato nel 2003. È un edificio vincolato dal Piano paesaggistico (classe A).

L’edificio più piccolo destinato all’ospitalità era un granaio. Nonno e bisnonno (Gentile) vi avevano ricavato anche due stanze per gli operai e, addirittura, in tempi non sospetti, avevano stipulato una polizza assicurativa contro infortuni e malattie. Sotto, è riparato un vecchio carro agricolo con le sponde dipinte. Forse era quello su cui il trisnonno Giacomo (costruttore  del casale) caricava le pietre e la sabbia per la manutenzione delle strade comunali.

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Giacomo s’era aggiudicato all’asta le terre della Chiesa dopo l’Unità d’Italia. Era diventato proprietario anche della minuscola chiesa di San Giacomo. Probabilmente per non cadere nella scomunica vi faceva celebrare la messa settimanale compensando il celebrante.

Fernando mi fa vedere il torchio a mano, la vecchia pigia-deraspatrice, i tini dove lui fa «il rimontaggio a mano delle vinacce».

Nei prossimi tempi, la sua cantina si arricchirà del Rosso crudo, «un vino schietto – spiega – vero». Da un’altra parte scorgo il vino cotto.

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Per gli ospiti dell’agriturismo ha escogitato il farm shopping: la visita nelle aziende di formaggi, salumi, carni della zona. Lui prende il Land Rover, carica tutti e via per le campagne. Mentre parliamo, arriva una mail. «Come sta il cane?» chiede un ospite estivo, «ho bisogno di nuove storie per la mia bambina». Una vigna, un agriturismo, una vacanza da incorniciare e raccontare. I problemi? «L’iper normativa, i tanti registri, il tempo impiegato per star dietro agli adempimenti burocratici». Ma non si molla.

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