Gente di Campo. Il “Fiore” di Rossano Berducci

Attività fisica, Biodiversità, Prodotti genuini, Salute
Adolfo Leoni
In questo articolo parliamo di:

Monteleone di Fermo. Superato, in salita, il mostro dell’ex stabilimento Orsa Maggiore, una stradina bianca s’inerpica sino alla sommità del colle. A sinistra un orto curatissimo dove sta crescendo fava insalata e pomodori; una piccola vigna domestica; due possenti fichi, e poi un enorme gelso, quello dei bachi da seta, ultracentenario.

Ad aspettarmi la gatta Mimì, che rincorre le lucertole dopo averle scovate da sotto le mattonelle, una cagna che vuol giocare, una scultura in legno (una renna opera di un parente artista) e il proprietario della Fattoria Biologica Fiore.

Rossano Berducci ha 49 anni appena compiuti, e a diciotto, dopo la porte del padre, ha preso in mano le redini dell’azienda. Suo padre Ferdinando, detto Fiore (da cui il nome della fattoria), iniziò con l’allevamento dei bovini: prima la razza bianca marchigiana, poi quella bruna alpina, poi quelle francesi. Rossano è un tipo magro, scattoso, non alto, occhi azzurri, con tre anni di agraria  alle spalle. Ha portato avanti l’allevamento per qualche tempo, poi ha deciso di convertirsi ad altro.

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Rossano Berducci

Oggi, nei suoi 7,5 ettari di buona terra coltiva il farro, con cui, due sabati fa, ha stupito la carovana di studenti e docenti dell’International Student Competition.

Ci sono poi miglio, ceci, cicerchia. Una parte della sua «piccola realtà» è vocata a grani antichi, come il Saragolla e la Jervicella. Tra poco seminerà il Saraceno.

Il Senatore Cappelli lo coltiva invece un suo amico, in un podere poco distante. «Collaboriamo – mi racconta Rossano -. Non potremmo fare diversamente. Ci scambiamo anche le attrezzature». È l’unico modo per resistere.

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Le leggi sono tante e «anche giuste, solo che i piccoli non ce la fanno da soli. Occorrerebbe tener conto delle dimensioni. I problemi dei grandi non sono quelli nostri, e viceversa».

Per venti anni, la Fattoria ha prodotto per il Macrobiotico. Da qualche tempo non è più così. Rossano vende direttamente ai privati e ai gruppi di acquisto.

Camminando per la campagna, Berducci, che è un artista nella potatura, mi indica gli ulivi bruciati dal gelo. «Le gelate di questo inverno sono state micidiali. Verso la costa si è toccato il meno sette gradi, ma da noi si è raggiunto il meno quindici».

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Eppure, da quelle che sembrano braccia esangui, spuntano già foglioline verdi. «Tra due anni raccoglieremo nuove olive». La natura che vince.

Le olive sono del tipo ascolana, e non solo. L’olio è invece un blend senza marchio.

Se rinascesse rifarebbe la stessa vita: l’agricoltore oggi, e il bambino che, insieme alla sorella Giovanna, cavalcava le mucche. Non ama lavorare al chiuso. E poi «i tempi della fabbrica non sono i tempi della natura». È vero che si alza presto e fatica tutto il giorno, ma quando vuole organizza la giornata al meglio ricavando spazi per un giro in canoa a Pedaso, o una scarpinata in alta montagna. Libertà.

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Congedandomi noto un roseto. «Ci teneva tanto mia nonna Rosa. A pensare che da piccolo volevo tagliarlo perche le spine mi foravano il pallone». Ha fatto bene a lasciarlo. È bello, dà colore, impreziosisce il luogo. Coraggio, Rossano

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