GENTE DI CAMPO. L’azienda agricola Belà: ortaggi, piante, serre

Attività fisica, Stagionalità
Adolfo Leoni
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La storia inizia con la chiusura dell’impresa calzaturiera. Le scarpe non andavano più, fosco il futuro. Alternative? Un ritorno alla campagna.

Ventidue anni fa Luigi Belà ha fatto una scelta guardando suo padre. Gino aveva un’azienda agricola lungo la valle dell’Ete, comune di Fermo. L’età gli consentiva la pensione. La terra c’era. Suo figlio ha deciso di subentrare e innovare.

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Luigi Belà e sua moglie Bruna Funari

Un ritorno. Oggi Luigi possiede otto ettari di campagna, tutta pianeggiante, a due passi al fiume Ete.

Due ettari sono vocati agli ortaggi, cinque vengono fatti rotare, come si dice in gergo: un anno il granturco, un anno il grano, un tempo di riposo perché la campagna non sia sottoposta a sfruttamento.

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Una delle serre aziendali

Un altro ettaro è stato dedicato al Bambusto, impianto di canne di bambù da due anni, quindi giovane. Per la produzione ne occorrono minimo cinque. A che servono? Per arredi, per la costruzione di mobili, pavimenti, e per usi culinari. Lo chiamano l’oro verde.

Nel punto vendita di via Ete, 26, a Fermo, trovo Luigi. Sta vendendo al minuto le produzioni stagionali: cavolfiori, finocchi, patate, verze, broccoli, insalate. C’è anche frutta di vicini produttori. L’azienda Belà fa parte del circuito Campagna amica. Il martedì, giovedì e sabato, Luigi (61 anni) e sua moglie Bruna Funari sono dietro al banco del mercato coperto di Fermo, in via Dante.

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In primavera ed estate ci saranno fragole, prugne, albicocche, cocomeri, pomodori, agli…

Quando arrivo, trovo la signora Bruna con in mano due vasetti vuoti. Tornerà con ciclamini e stelle di natale. Essì, l’azienda oltre che agricola e di floricoltura, si occupa anche di vivaismo con quattro capannoni complessivamente di 3200 metri quadrati.

Uno mi colpisce particolarmente. È riscaldato, e sui banconi sono appoggiate centinaia di stelle di natale dai diversi colori e grandezze. Gradevolissimo anche quello dei ciclamini. Riposante, direi. Per non citare poi, delle begonie, delle petunie, dei gerani, che ora non ci sono, ma tra qualche tempo inonderanno di colori questi locali.

Luigi ci tiene a mostrare il suo lavoro. Mi indica una lunga serra con «coltura a freddo». Oggi viole. Prossimamente cresceranno anche piccole fragole da impiantare poi su terra, all’esterno.

A proposito di esterno, paralleli al fiume scorrono lunghi rettangoli di orto. A primavera coglieremo le fave, i piselli, gli agli, i peperoni, le melanzane. Qui l’irrigazione è con manichette bucherellate da cui sgorga una goccia alla volta, come in Israele che inventò il modello. Di lato, i finocchi invece sono irrigati a getto.

Nell’orto aromatico crescono rosmarino, timo, prezzemolo, origano, finocchietto, pimpinella. Non mancano i cespugli da giardino.

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Emanuele Belà, con l’idea di restare in azienda

Ci raggiunge Emanuele, 19 anni, diplomato all’ITI Montani. Uno dei quattro figli. Ha passione per la terra. Resterà in azienda. Francesco dà una mano come consulente, è laureato in agraria. Michele è invece informatico e Paolo lavora in SNAM.

«Il lavoro è tanto – commenta Luigi – ma quando c’è passione non pesa».

Si guadagna? «Quello per crescere quattro figli e pagare gli impianti. Ne vale la pena».