Gente di Campo. Le birre di Moretti da Montegiberto. Le prime agricole

Prodotti genuini, Ricerca scientifica
Adolfo Leoni
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Il luogo è bello. Su un crinale che scopre la chiesa di Santa Maria Mater Domini di Ponzano di Fermo, nel suo color terra, e il santuario della Madonna delle Grazie di Monte Giberto, dall’originale facciata che somiglia alle chiese delle reducciones uruguayane.

Mi trovo nell’azienda agricola di Alvaro Moretti. Il territorio è quello di Monte Giberto. Conosco le sue birre, la sua CeReale. Moretti fu uno dei protagonisti di Golosari a piazzetta, evento ripetuto a Fermo per qualche anno e che ebbe il merito di scoprire eccellenze agro-alimentari e di riaccendere i riflettori sulla abbandonata chiesa di San Zenone.

Ma non ero mai stato nel suo birrificio. Un locale ampio, suggestivo, dove, dalle  lucide cisterne (serbatoi), arriva un gorgoglio cadenzato: il rumore gentile del lievito.

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Il titolare Alvaro Moretti

Alvaro Moretti è stato un precursore delle birre agricole artigiane. D’altronde, le Marche sono state la prima regione italiana in questo settore.

Le diverse tipologie, tra cui Pils, Weiss, Aromatizzata al miele, Barley Wine, Bitter, Scotch Ale, Strong Ale, Porter, hanno conquistato il mercato inglese e dell’Italia del nord: da Padova a Pordenone. Ora si aprono spiragli in Austria.

Il birrificio è nato nel 2007 a distanza di poco dalla dismissione delle barbabietole per chiusura ingenerosa dello zuccherificio SADAM. «Un duro colpo all’agricoltura, uno sbandamento per gli agricoltori» spiega Moretti. Lui non era tipo di arrendersi. Così, oltre alla coltivazione del grano e del girasole, si è messo sotto crescendo orzo e creando il Laboratorio della birra.

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Il birrificio

In effetti, il birrificio è solo un ramo della sua azienda. Moretti possiede circa 600 ettari di terreni sparsi tra Montalto, Montefalcone, Porto San Giorgio, Fermo, Monte Rubbiano, Montefiore e, ovviamente, Monte Giberto.

I grani duri che produce sono dei tipi Nazzareno, Maestà, Colorado. Poi, ci sono le produzioni di girasole e di orzo che serve esclusivamente per la birra. Il 4 per cento della sua campagna è destinato alla coltivazione di piselli e fagioli.

Mentre discutiamo, suo figlio Alex attacca le etichette, e sua figlia Alice, che studia Agraria a Montegiorgio, e con successo, ci fa compagnia sorridendo.

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Alex alle prese con l’etichettatura

Perno insostituibile dell’azienda è la signora Adelaide Bernetti, moglie di Alvaro. Già vigile urbano, già insegnate alle Superiori, oggi scrupolosa amministratrice. E qui entriamo nelle procedure elefantiache richieste dalla burocrazia. Basta un piccolo errore che tutto si blocca e fioccano le multe. Adelaide fronteggia questa montagna di adempimenti con estrema precisione.

Alvaro è stato sottufficiale dell’esercito. Tornato a casa, poteva entrare in SIP. Ha preferito studiare da autodidatta su testi universitari e diventare uno specialista nel campo agricolo e dei birrai. Una passione probabilmente passatagli dal padre, il sig. Amphleto (ci fu un errore all’anagrafe) che oggi vanta un vicino Museo della civiltà contadina, e che a suo tempo conduceva un’azienda di tre ettari.

Ultima occhiata prima di andare. Cerco l’immagine di Santa Brigida da Kildare d’ Irlanda: la badessa che compì il miracolo della birra.

Miracolo quotidiano.

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