GENTE DI CAMPO. Passione luppolo. Passione birra. Il birrificio Mukkeller

Prodotti genuini, Ricerca scientifica, Salute
Adolfo Leoni

Birrificio familiare Mukkeller, birrificio artigianale. Recita così l’insegna coloratissima (ci sono le etichette delle birre prodotte e i disegni più fantasmagorici) sulla parete esterna dello stabilimento di Porto Sant’Elpidio, in via del Lavoro. Ci sono andato.

Stavolta non parlerò di gente di campo. Parlerò invece di prodotti che arrivano dall’agricoltura e di chi ci ha scommesso. Come Marco Raffaeli (45 anni). Mukkeller è lui. A scuola lo chiamavano bonariamente «mucca», probabilmente per la stazza. Keller è invece «uno stile di birra a bassa fermentazione, la cui caratteristica principale consiste nel fatto che il prodotto non viene filtrato». Mucca più birra e nasce Mukkeller. Un po’ tirato ma ci sta.

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Il titolare Marco Raffaeli

La passione per la birra porta Marco e suo fratello Fabio ad aprire nel 2010 l’impresa di produzione artigiana. Marco da giovanissimo ha fatto il calzaturiero, l’idraulico, poi per 15 anni ha condotto con la sua famiglia (il padre Marcello e la mamma Liliana) un bar di successo, il MaFaRaTe.

Ma lui è appassionato del luppolo. E qui torna il discorso sui prodotti dell’agricoltura. Il luppolo «è una pianta a fiore appartenente alla famiglia delle Cannabaceae: ordine delle Urticali» ed è «uno degli aromi fondamentali per la preparazione della birra, è quello che conferisce alla bevanda il tipico sapore amarognolo». Mukkeller ne sa parecchio.

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Così parte l’impresa. Marco si reca in Germania, esattamente a Heidelberg nel Baden-Württemberg. Ci arriva in moto, e continua a farlo anche oggi. Visita i produttori di luppolo, s’informa, prova. E acquista. Inizia la produzione. Gli altri ingredienti ci sono già tutti: l’acqua eccellente dei Monti sibillini, il malto, il lievito.

«Con il lievito ci parlo, ho un rapporto quotidiano» scherza, mentre sediamo nel suo punto accoglienza, in legno come un pub, con sgabelli alti e una fila interminabile delle birre dietro al bancone. Sono 50 etichette a rotazione, e tutte riprodotte: La Corva nera, Menz’ora, Hattori hanzo. Si passa dal dialetto di casa al giapponese.

E la vendita? «Stagione ottima, non abbiamo quasi più prodotto». Che vuol dire: apprezzamento.

Il primo birrificio nasce in un garage, «con lo scetticismo della mia famiglia. Non è che ci credessero molto. Ma io sempre ho realizzato birre a casa, specie pilsner american pale ale. Difficile fermarmi».

E così l’impresa s’è fatta strada. Oggi Mukkeller produce 120-130 ettolitri al mese. I clienti sono pub rinomati e pizzerie di qualità di molte parti d’Italia. A proposito di pub, Marco ne ha uno (ISANTI) a Porto Sant’Elpidio curato costantemente dal socio Paolo Cannoni.

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Nei giorni scorsi, Mukkeller è stato presente con i suoi prodotti in piazza del Popolo a Fermo, all’iniziativa Grano & Luppolo.

Ci salutiamo mentre lui si reca dinanzi ai bollitori. Occorre rimettersi subito al lavoro. Poi mi lascia con una citazione che ha imparato a memoria: « La birra è il miracolo della fermentazione quando il mosto si trasforma in qualcosa di ben caratterizzato e più strutturato». Un tempo si credeva negli spiriti.

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