I Campi. La Cultura. I Produttori. E quelli di cuore e di cervello

Biodiversità, Convivialità, Ospitalità, Prodotti genuini, Tradizione
Adolfo Leoni
In questo articolo parliamo di:

Non solo qualità. Anche cultura.
La riscossa dei piccoli/grandi produttori agro-alimentari della Terra di Marca passa anche attraverso un ricollegarsi con il mondo musicale e teatrale. Non giustapposto, ma tutt’uno.

Quando Pietro Rossi, imprenditore agricolo di Moresco, ha lanciato, anni fa, le merende sull’aia, ha chiesto a un giovane suonatore di organetto di esibirsi per i suoi ospiti.

Come dire: salame e saltarello, ciabuscolo e vernacolo. Tradizione che si muove. Un successo. D’altronde, la clientela sapeva già che telefonando in macelleria, prima di arrivare alla voce del padrone, si veniva intrattenuti dalle stornellate. Torna alla mente, per altri versi, il famoso Ritmo di Sant’Alessio, che un anonimo giullare compose a Santa Vittoria in Matenano nella prima metà del secolo XIII.

«I giorni della merla sono i più freddi dell’inverno – si diceva – ma sono sulla strada della primavera». Maria Pia Castelli, produttrice di alti vini a Monte Urano (provincia di Fermo-Italia), coglie ogni anno l’occasione della due giorni per aprire la sua cantina monturanese al jazz e alla lettura. Mesce vino, riempie i calici e ascolta le impennate sul pentagramma. Come dire: Stella Flora e Paolo Fresu, dove l’uno è un gran bianco e il secondo un trombettista d’eccezione.

Camminare per filari di mele rosa lungo la Valdaso, sulle pendici dei Sibillini, a Monte San Martino, oppure a Rotella o, ancora, a Montedinove, ascoltando poesie di Neruda, Montale e Rondoni, non è un vezzo intelletual-ambientalista, ma un ricostruire l’unità dei pensieri, cercare l’anima mundi, meglio ancora: il genius loci, il folletto distintivo del luogo, una mente più aperta, un gusto più affinato.

Eros Scarafoni è più noto come Fontegranne, azienda di Belmonte Piceno (provincia di Fermo) leader di formaggi. Ha inventato Ottobre all’Abbazia, il primo a riportare gente dalla costa alla montagna. Cantautori, monaci, pittori, poeti, tutti convocati per quattro anni a San Ruffino di Amandola. Poi l’iniziativa s’è spostata a Fermo e a Montegiorgio.

Eros cura la stalla in gambali di gomma, porta fieno alle capre, e organizza i cantastorie. Uno molto avvincente è stato quello promosso nella suggestiva chiesa farfense di Santa Maria in Muris (Belmonte Piceno) con un duo di voce e fisarmonica. Andrea Perdicca ed Enzo Monteverde hanno proposto Il Cantico delle api. Il duo ricalca le orme dei quasi estinti cantastorie, attraversando piccoli spazi, piazze secondarie e ritrovi spontanei. Stavolta una chiesa, dunque. Il loro è un teatro in cui le api, che  «trasportano parole d'amore da un fiore all'altro....», rappresentano i fili che legano insieme il passato con il presente indicandoci, con la loro esemplarità, la strada per l'avvenire.

Perché questo spettacolo? La risposta è: per sostenere gli apicoltori nella lotta contro i pesticidi: nemici moderni, intelligenti e letali. La morìa delle api è un problema che riguarda tutti. Il loro declino ci avvisa che la vita su questo pianeta è in pericolo. Per sostenere quanti ancora amano sul serio, e non astrattamente, questa nostra Terra di Marca.

Allora, non solo vino e jazz, non solo salame e saltarello, non solo formaggio e declamazioni, ma anche attenzione al proprio habitat. A quella natura che Qualcuno ci ha consegnato per custodirla e coltivarla. Nulla di più, tanto di più.