Il cielo di Maurizio Marcaccio

Attività fisica, Ricerca scientifica, Storia
Adolfo Leoni
In questo articolo parliamo di:

La Via Lattea. È stata il suo innamoramento assoluto. È La sua passione grande. Quasi un’amante neppure segreta, da seguire notte dopo notte, da studiare quando la luna c’è o scompare, quando le nuvole coprono la stellata, quando quando quando.

La sua agenda non contempla ricorrenze di compleanni, ma le fasi lunari, quelle sì.

È lui, Maurizio Marcaccio. Lui che ha girato tanto per il mondo, che da anni, armato di una macchina fotografica, ne cattura le immagini più belle. Ed ora è stato ammaliato da una sola immagine. L’ha scorta una notte, una notte magica. Sul Fargno, il rifugio sopra Pintura di Bolognola. Era notte fonda, nessuna luce a inquinare il cielo. Maurizio aveva camminato per due giorni, coprendo un’ascesa di 36 chilometri. Poi, il richiamo della volta celeste e il pulviscolo, che sembra infinito nell’infinito, latteo. La galassia, eccola, misteriosa.

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Maurizio Marcaccio

Maurizio me ne parla quasi commosso. Ha appena presentato la sua mostra. È un progetto fotografico che ha ribattezzato Scorci di Marca. Marca come richiamo geografico, come valore aggiunto di qualità, come parte del suo cognome. È un omaggio alla sua terra marchigiana. 31 opere, 31 scatti che hanno come arco temporale un giorno: dall’alba alla notte. Un ipotetico viaggio dalla costa ai monti. C’è dunque il mare, c’è il lavoro degli uomini, ci sono le campagne, i borghi medievali, le riserve naturali, i cammini, la montagna… E si sta facendo sera, ed è tramonto sui Sibillini ed un attimo è già notte. E quella notte – proprio quella conclusiva dell’opera – Maurizio sta sul Fargno, questa punta ventosissima che consente di scrutare il cielo come mai accade nelle piccole e grandi città della costa. E la Via Lattea sembra a portata di mano. Risposta ad ogni desiderio. Immensità.

Ogni foto ha una didascalia. Sono frasi tratte da autori come Gibran, Victor Hugo, Dickens. Parlano di altro, magari, ma stanno bene anche qui, nelle immagini della Terra di Marca. Un’emozione è un’emozione, a qualsiasi latitudine la si provi. Un ampliamento di conoscenza, una contaminazione positiva e arricchente.

Maurizio ha voluto così legare l’ambito locale alla letteratura internazionale.

È una convinzione che gli viene dall’aver conosciuto tanti luoghi diversi, averli guardati da ottiche diverse, averli confrontati tra di loro. «È un modo per aprire l’orizzonte». Come respirare a due polmoni, sempre.

Maurizio è un tecnico elettronico ed un amante della natura.

«Capita – mi racconta – di spostarmi specie in montagna, di prendere per un sentiero, di lasciare qualche ora la mia famiglia a dormire in auto così da poter arrivare alla mia meta».

Ne è grato alla moglie Maila e a suo figlio Noah, ancora piccolo (neppure due anni) e già iniziato alla bellezza del creato.

La Scheda:

Maurizio Marcaccio è nato a Fermo il 14 novembre del 1979.

Risiede con la sua famiglia a Porto San Giorgio. È tecnico elettronico. Si è diplomato perito informatico all’Istituto Industriale di Fermo. Successivamente ha conseguito la laurea in Scienze Organizzative e Gestionali presso l’Università della Tuscia a Viterbo.

La passione delle fotografia nasce a 14 anni. Si considera un «paesaggista».

Oltre al trekking che esercita tutt’ora, sino a 20 anni ha praticato kick boxing anche a livello agonistico. È un lettore di romanzi, specie quelli storici alla Ken Follet.

Ha promosso recentemente un corso di fotografia base al Ricreatorio San Carlo di Fermo.

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