Il Monachesimo all'origine del nostro sviluppo agricolo

Ospitalità, Religiosità, Storia
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In questo articolo parliamo di:

Campi geometrici, colture diverse, allevamento di bovini e di suini. Rispetto per la natura e senso del lavoro.

Soprattutto, rispetto per la persona.

Tutto questo ha un nome, comunque un'origine. Se la nostra Terra di Marca è così com'è: bella, produttiva, fertile e ancora ricca di tradizioni, lo dobbiamo ai monaci benedettini.

Norcia è sull'altro versante dei Sibillini. A Norcia nacque san Benedetto, il patrono d'Europa, l'uomo della Regula, grande figura religiosa, antesignano degli “psicologi”. Conosceva bene gli uomini. Sapeva che l'educazione sta alla base della crescita. Scrisse una regola per loro. La sintetizziamo in “Ora, Lege, et Labora”, prega, leggi / rifletti, lavora. Una rivoluzione specie nel campo proprio del lavoro.

Quando i benedettini di Farfa raggiunsero (898) il colle Matenano e si sparsero a sud e a nord, portarono con sé la cultura di padre Benedetto e il rispetto evangelico per ogni uomo figlio di Dio.

Il Laboritio (una specie di mezzadria) e l'enfiteusi (molto simile al contratto ancora in voga sino ad oggi) furono i sistemi usati per disciplinare il rapporto con i contadini nella gestione dei grandi appezzamenti agricoli.

La terra non era sfruttata come oggi. Si rispettava il ciclo della natura. I terreni venivano fatti riposare. D'altronde la Genesi invitava gli uomini a “custodire e coltivare” il proprio spazio.

Con i Farfensi e con gli altri monaci benedettini impiantatisi più a nord-ovest la Terra di Marca ha conosciuto un notevole sviluppo agricolo. Le loro cittadelle spirituali e civili erano veri e propri «distretti industriali». Basti pensare al caso di Santa Croce al Chienti (nei pressi di Casette d'Ete a Sant'Elpidio a Mare, nelle Marche): una Basilica imperiale e un monastero con intorno allevamento di bovini, conceria, calzoleria (fabbricavano scarpe anche per l'esercito imperiale). Lo stesso dicasi per l'Abbadia di Fiastra.

Il grande studioso del Medio Evo: il belga Leo Moulin, era convinto che le regole della buona creanza a tavola fossero una costante nelle mense benedettine dove accanto al latino, sedeva il goto, il vandalo, il franco, il longobardo.

Anche l'apicoltura era molto sviluppata. Le api fanno il miele ma anche la cera e la cera è usata per le candele, e le candele servivano ad illuminare le chiese dove per sette volte al giorno i monaci si riunivano per l'Opus Dei.

E le eccedenze? Le eccedenze alimentari poteva essere vendute ma ad un prezzo inferiore a quello che oggi diremmo del mercato.

 

 

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