MINORI… PER MODO DI DIRE. La Federica che scruta i fondali

Biodiversità, Ricerca scientifica
Adolfo Leoni
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A Porto San Giorgio, al Circolo Nautico Piceno, erano più di cento persone ad ascoltarla. Relazione affascinante, la sua. Federica Foglini ha parlato del mare, dei fondali e delle originalità del Mediterraneo. Ne sa moltissimo. Federica lavora presso l’Istituto di Scienze Marine del CNR di Bologna. Non solo: è capo missione di una nave oceanografica. Ogni anno si imbarca per missioni che durano 45-60 giorni ognuna.

Il compito del suo equipaggio è quello di monitorare i fondali marini, sia quelli più vicini alla costa sia quelli più profondi. Gli strumenti sono molto sofisticati. Ci si alterna al lavoro per 24 ore no stop. Attraverso rilevazioni acustiche, scansioni fotografiche, immagini filmate si ricostruisce il panorama sommerso.

Foglini Federica

La dottoressa Federica Foglini

A che pro? «Innanzitutto – risponde la giovane dottoressa – per conoscere il nostro habitat, l’andamento delle correnti, l’impatto antropico, l’inquinamento, quindi per fornire dati alla Protezione civile e supporto alle carte nautiche». Studio del presente ma anche del passato. Il Gargano, racconta, nel XVII secolo è stato interessato da uno tsunami. Non solo: i fondali del mare di Bari sono attraversati da un grande Canyon. Superato il quale, verso Santa Maria di Leuca, ci sono «colonie di coralli bianchi». Una scoperta piuttosto recente: circa il 2000.

A volte, le esplorazioni vengono effettuate calando in acqua un robottino: il ROV, che «costa, appena,… un milione di euro».

Sino all’agosto del 2015 (data del suo affondamento nel porto di Livorno) la nave oceanografica di cui Federica si avvaleva come capo missione era la Urania. Ora s’imbarca invece sulla Minerva 1.

Le prime elaborazioni dati vengono effettuate a bordo, quindi nell’Istituto bolognese, successivamente diventano di dominio della comunità scientifica attraverso pubblicazioni e convegni.

minerva

La Minerva Uno

Entro il 2020 l’équipe dovrà portare a termine un monitoraggio annuale per conoscere lo stato dei fondali. «Da tener presente – spiega Federica – è che il paesaggio sommerso è simile a quello delle terre emerse». Con i problemi che conosciamo anche sulla terraferma. La plastica sta aumentando. La pesca a strascico «sta arando i fondali, modificandoli, spianandoli».

Qualche tempo fa la dottoressa Foglini ha presentato i dati di una ricerca in questo ambito a San Diego negli Stati Uniti.

Tra le attività della  Minerva 1 c’è anche la ricerca di sabbie adatte per i ripascimenti. Il termine da usare è «paleospiagge».

Ma cosa s’incontra sui fondali? «Residui bellici della guerra del Kosovo e addirittura della Seconda guerra mondiale, e relitti di navi che si muovono».

Federica Foglini e il suo equipaggio hanno anche monitorato la Laguna di Venezia per verificarne lo stato e i mutamenti. Con qualche sorpresa di cui forse si parlerà in seguito.

La Scheda:

Federica Foglini è nata a Fermo. Si è laureata in scienze Geologiche presso l’Università di Bologna, ha conseguito un Master in GIS and Remote Senising, nel 2004, all’Università di Greenwich (Londra).

Dal 2001 al 2003 ha lavorato presso la ditta G.A.S (Geological Assistance and Service) di Pianoro come geologa marina. Dal 2005 lavora, in qualità di tecnologo esperto GIS, al CNR-ISMAR di Bologna. Attualmente si occupa della gestione ed implementazione di Geodatabase contenenti dati geofisici e geologici marini e dell’ implementazione di WEB GIS nell’ambito di progetti europei e dei progetti di cartografia geologica marina dei mari italiani.

È stata anche una pallavolista di tutto rispetto.

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