MINORI… PER MODO DI DIRE. L’arte di Ettore Foschi. Il ferro senza segreti. La montagna che ispira

Ospitalità, Storia
Adolfo Leoni
In questo articolo parliamo di:

Lo chiamo «maestro» e lui si schermisce: «Ma no, ma no». Eppure, maestro lo è sul serio. Non per titolo accademico ma per capacità effettiva. Maestro, dunque, sì sì. Perché capace di rendere un filo di ferro un’opera artistica.

Incontro Ettore Foschi nella “Bottega d’arte”, appendice della stupenda Pinacoteca Duranti di Montefortino. Un locale che il sindaco Ciaffaroni gli ha concesso per l’esposizione delle sue creazioni.

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Alcune opere del maestro Foschi

86 anni portati egregiamente. Intelligenza, lucidità, arguzia. Voglia di presente e di futuro. Potrebbe essere il più valido testimonial della longevità attiva.

Si appoggia a un bastone con la mano sinistra, e con l’indice della destra mi fa penetrare le sue realizzazioni: L’albero dei nidi di picchio, La Sibilla con le ancelle dai piedi di capra, Il Guerin Meschino che si nega alla Sibilla, I Mostri trasformati (dalle tregende del venerdì notte), Cecco d’Ascoli, Il Cavaliere Tannhauser, L’Aratro del Dio Pan amante delle ninfe, dei pozzi, delle greggi e della dea Selene, La Divina Feronia, Il Lanciatore di luna… Il Pozzo dei desideri. Potrei continuare a lungo.

Foschi Ettore

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Ettore Foschi dinanzi ad alcuni quadri di Enrico Giannini

Ci sediamo su due sgabelli bassi. Arriva gente per la visita. La dolcissima signora Olga (moglie di Ettore) fa gli onori di casa e guida le comitive alla scoperta dei lavori.

Stefano Papetti lo ha ribattezzato «Vulcano» perché «compone le sue sculture assemblando elementi di ferro di recupero e realizzando delle opere di grande impatto nelle quali la forma, più che essere imposta dalla volontà dello scultore, sembra nascere spontaneamente».

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Il maestro sulla porta della Bottega d’Arte annessa alla Pinacoteca di Montefortino

Maestro Ettore ha amato le montagne, le ha percorse, ne ha subito il fascino e le ha raccontate a  modo suo. Per il nostro godimento.

Un’immagine sbalzata di padre Pietro (il cappuccino muratore di Dio che riedificò il monastero-convento di San Leonardo) è l’ultimo pezzo in esposizione. Ha le mani callose, padre Pietro, e la croce assomiglia ad un martello. Ed è un martello.

La grande croce sul campanile dell’edificio rinato sul fianco della montagna  Priora fu realizzata proprio da Foschi usando un vecchio tirante dell’ENEL abbandonato. Terminata, la trasportò a spalla avvolta in un sacco di tela, aiutato per un tratto da due giovani escursionisti.

Il maestro-vulcano ha avuto  una iniziazione.

Scolari delle Elementari, lui e il suo gemello, entrambi molto vivaci, nei periodi di vacanza la madre, per distrarli dalla strada, li spediva a «bottega da un fabbro amico, dal quale imparavamo sì parolacce, ma non solo: imparavamo come si trattava il ferro, sia a caldo che a freddo, e giravamo la manovella della fucina ardente per ore». Il ferro da plasmare, da ricomporre, traendone l’intrinseco spirito.

L’esistenza di maestro Ettore era già segnata. Buon lavoro, Maestro. Abbiamo bisogno della sua arte.

La Scheda:

Ettore Foschi è nato a Faenza il 2 aprile del 1931. Terminata la guerra, ha seguito numerosi corsi serali. Ha lavorato a lungo come tecnico di centrali telefoniche.

Da piccolo, dopo le esperienze nella fucina di un fabbro amico, costruiva in ferro soldatini per i suoi compagni di classe.

Dopo Ancona e Napoli, s’è stabilito prima a Montefortino, oggi ad Amandola.

I suoi lavori artistici «cercano sempre il movimento» come nelle opere Il Ciclista e Omaggio a Darwin.

Alcune sue composizioni tradiscono una intensa ricerca di conoscenza.

È stato anche corrispondente di quotidiani, come la Voce Adriatica e un giornale di Napoli da cui si separò dopo la manomissione di un suo articolo.