MINORI… PER MODO DI DIRE. Un tenore con la musica nel sangue: Roberto Jachini Virgili

Tradizione
Adolfo Leoni
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Lunedì 10 aprile. Settimana Santa. Ravenna. Basilica di San Francesco. In scena il Requiem di Mozart. Tra le voci, quella di Roberto Jachini Virgili. Il silenzio è assoluto. In prima fila, all’improvviso, si materalizza il maestro Riccardo Muti con la signora Cristina. Al termine, la celebre coppia fa i complimenti al giovane tenore cui, sicuramente, hanno tremato le gambe.

Roberto non sapeva di quegli invitati. E oggi dice: «Inutile spiegare l’emozione, è come palleggiare di fronte a Maradona».

Roberto Jachini

L’ultima volta che l’ho ascoltato, si esibiva al Teatro dell’Aquila di Fermo in alcune romanze di Rossini.

Incontrarlo per strada, con i suoi capelli al vento, lo farebbero somigliare ad uno scapigliato del secondo Ottocento. Quasi un bohemien.

Poi ci si accorge del sorriso largo, della simpatia, della capacità di battuta, del portamento rossiniano. E si scopre anche un artista con la musica nel sangue.

Ha studiato canto, violino e composizione al Conservatorio Pergolesi di Fermo, poi si è perfezionato all’Accademia Santa Cecilia di Roma e in quella Rossiniana di Pesaro. Gavetta, sacrificio e soddisfazioni.

«Nei Balcani ho avute le mie prime esperienze da protagonista interpretando il Conte d’Almaviva nel Barbiere di Siviglia di Rossini a Skopje, e Lindoro ne L’Italiana in Algeri a Belgrado».

Il nostro tenore, che ha iniziato la sua carriera come baritono, è legato all’Est.

Tornerà in Serbia, dove in precedenza ha passato tra l’altro un anno intero, per Orfeo di Monteverdi. La prossima estate canterà nel prestigioso Festival di Musica Antica di Innsbruck.

«Al di là di Trieste – spiega – si vive ancora immersi nelle tradizioni. Economicamente non hanno i nostri standard (eccetto la Polonia che davvero li ha raggiunti e in qualche caso superati) ma sono ricchi di cultura popolare, e ne vanno orgogliosi».

Orgoglio o, meglio, amor di patria che l’Europa occidentale sembra aver dimenticato.

E quando non canta, Roberto che fa? Di cose ne fa parecchie: legge, adora i saggi di storia e di attualità, ascolta le canzoni di Elio, dei Queen e la tradizionale musica balcanica. Gioca anche a pallone con gli amici (ne ha tanti, specie ex compagni di scuola) e tifa Fiorentina. Non potrebbe essere diverso: è diplomato in… Viola.

Roberto ha anche la passione per le escursioni in montagna. Si considera un fortunato a vivere nelle Marche «una regione splendida che offre davvero tutto». Però un neo lo trova: «Abbiamo anche il record di Teatri storici presenti sul territorio, ma usandoli poco o nulla è come non averli».

Roberto ha avuto il privilegio di lavorare con il direttore d’orchestra Alberto Zedda (morto di recente), che lo ha introdotto a 19 anni in Accademia a Pesaro e lo ha tenuto a battesimo nel rossiniano Il viaggio a Reims.

Speranze? «Magari una chiamata da Muti…».

La Scheda:

Roberto Jachini Virgili è nato a Fermo nel 1984. Risiede con la famiglia a Montegiorgio.

Dopo essersi diplomato al liceo scientifico, si è iscritto al Conservatorio di Fermo. Oltre all’Accademia di Santa Cecilia di Roma e a quella di Pesaro, ha frequentato l’Accademia di Jesi e il Maggio Fiorentino, dove s’è esibito più volte. I palcoscenici più importanti dove ha cantato sono: Arcimboldi di Milano, Petruzzelli di Bari, Massimo di Palermo, Teatro Regio di Parma, Rudolfino di Praga.

Dell’Italia dice: «È come una splendida donna che fa di tutto per truccarsi male. Nonostante questo, l’arte di arrangiarsi ci salva in qualsiasi situazione».